“Ho trascorso le prime otto settimane di gestazione a letto. La mia gravidanza procedeva regolarmente e nessun medico mi aveva prescritto il riposo ma io mi sentivo schiacciata da un terrificante senso di stanchezza che mi impediva di aprire gli occhi. Mi obbligavano a svegliarmi per mangiare e fare una doccia ma io ne avrei fatto volentieri a meno”. Elisa
I sogni in gravidanza
Questa forma di regressione investe in modo preminente anche il mondo onirico: le emozioni confuse e contrastanti connesse alla futura nascita e ai nuovi aspetti identitari (diventare mamma) che vanno emergendo infatti, superano il controllo esercitato dalle difese psichiche e confluiscono nei sogni, dove vengono rappresentate simbolicamente. Spesso ai sogni rosei in cui si stringe tra le braccia il proprio bambino se ne alternano altri di natura diametralmente opposta in cui si riattivano ansie e frustrazioni connesse al proprio ruolo di figlia o a quello emergente di madre.
“Durante il primo trimestre facevo un sogno ricorrente: ero seduta sul bordo di una piscina; l’acqua era altissima; temevo di cadere e di perdere il bambino. Mentre cercavo di non perdere l’equilibrio sentivo una mano sulla spalla: mi voltavo e c’era mia madre. Non riuscivo a capire se volesse aiutarmi o intendesse spingermi giù. Nella maggior parte dei casi mi svegliava mio marito perché mi sentiva urlare nel sonno” Elena
Andare incontro al proprio passato obbliga a fare i conti con alcuni di quei nodi irrisolti (prevalentemente con le figure genitoriali) che albergano in ogni individuo e che spesso sono di natura conflittuale. Implica anche ripercorrere a livello del profondo la propria infanzia e la bambina che si è state e fare i conti con i nuovi compiti che si stanno per assumere (di attaccamento, nutrizione, protezione...)
“Spesso la notte mi sveglio di colpo, agitata e spaventata, senza più riuscire ad addormentarmi. Non ricordo cosa ho sognato, ma ho bisogno di toccarmi il ventre per assicurarmi che il mio bambino stia bene” Giulia
Soprattutto con l’approssimarsi del parto, i sogni riflettono alcune fantasie molto comuni nell'immaginario di una gestante: il timore per il dolore e la sofferenza fisica, l’ansia per lo stato di salute del nascituro, i vissuti connessi al distacco dal bambino (che talvolta generano un vissuto di nostalgia del pancione nelle settimane successive al parto).
“L’incubo peggiore che abbia fatto quando ero incinta del mio primo figlio riguardava il momento del parto: dopo un travaglio estenuante, il ginecologo mi porgeva il mio bambino appena nato perché lo attaccassi al seno, mentre l’ostetrica cercava di strapparmelo via dicendo che era suo e che il mio bimbo era nato morto” Alessandra
Parafrasando liberamente Freud, il padre della psicoanalisi che soleva definire il sogno “la via regia per l’inconscio”, potremmo dire che in gravidanza i sogni rappresentano la cassa di risonanza del tumulto interiore.
Accompagnamento alla nascita
Durante i percorsi di accompagnamento alla nascita, lavorare con i sogni, permette di far emergere conflitti irrisolti e ridimensionarne i vissuti negativi ad essi connessi, prevenendo l’instaurarsi di forme psicosomatiche e/o depressive. Sognare di non riuscire ad allattare il proprio bambino, ad esempio, per quanto angosciante, spesso nasconde solo il comune timore di non essere all'altezza di nutrire il nascituro; sognare che qualcuno lo rapisca o lo strappi dalle braccia dopo il parto potrebbe dare simbolicamente voce alle emozioni angoscianti connesse alla fine della fase di fusione con il proprio bambino.
Questo lavoro di sostegno promuove nella donna l’accettazione di alcuni limiti, l’acquisizione di nuove consapevolezze e l’attivazione di risorse fondamentali per l’assunzione del nuovo ruolo genitoriale.
Al di la delle teorizzazioni appena riportate o della terminologia tecnicicistica utilizzata, l’aspetto su cui si vuole puntare il riflettore riguarda l’intenso sconvolgimento che questo meraviglioso evento del ciclo di vita di una donna comporta nel suo mondo psichico.
Questo processo è estremamente delicato perché influenzerà in modo determinante la precoce relazione di attaccamento che si verrà a creare tra madre e figlio. E’ in questa fase infatti, che nella mente della donna si forma la rappresentazione mentale del suo bambino.
La stessa regressione è funzionale a questo scopo perché avvicina la donna ai bisogni del nascituro. L’aumento di estrogeni ed endorfine contribuiscono in modo determinante al processo descritto, promuovendo con l’avanzare della gravidanza, la capacità della donna di “ascoltare” il proprio bambino (soprattutto a partire dalla percezione dei movimenti fetali), capacità simile a quella che Stern definiva sintonizzazione affettiva.
Il ruolo del partner
E’ importante che la donna in attesa sappia che i cambiamenti descritti sono assolutamente fisiologici, tipici della fase che sta attraversando e che scompariranno con la nascita del bambino. E’ altresì importante sostenere la futura madre ad esaminare le paure più profonde, ad entrare in contatto con esse e ad imparare a gestirle.
Un ruolo fondamentale in questo compito lo riveste in primo luogo il partner che dovrebbe svolgere la funzione di un “grande contenitore” delle fantasie arcaiche della donna, aiutandola ad elaborare le angosce ad esse sottese. Il padre ha la delicata funzione di sostenere la sua compagna in questo magico e faticoso viaggio dentro se stessa: un viaggio che le consentirà di entrare in contatto con il mondo del suo bambino e di imparare a coniugare l’idea del figlio immaginato con quello reale che cresce dentro di lei.
La gravidanza è l'esperienza più affascinante ed emotivamente travolgente della vita di una donna: viverla con un compagno di viaggio attento e premuroso, la rende, se possibile, ancora più avvincente. Permette di abbandonarsi con serenità alle emozioni più profonde, di godere del panorama fuori da finestrino e di guardare alla meta con fiducia, senza il bisogno di allacciare le cinture.